19/11/10

Dati macroeconomici dell'area euro

Nel 2009 l’area dell’euro ha subito la più grave flessione del PIL dal dopoguerra. Dopo la rilevante compressione della ricchezza prodotta registrata nel primo semestre, gli ultimi sei mesi hanno registrato una moderata ripresa in tutti i maggiori paesi ad eccezione della Spagna, la quale risente notevolmente del ridimensionamento dell’attività nel comparto immobiliare. Il recupero della crescita ha trovato le sua genesi fondamentale nell’aumento delle esportazioni dovute alla ripresa del commercio internazionale. Pare doveroso segnalare, inoltre, l’arresto del calo della domanda interna, sottesa ai benefici conseguenti l’adozione di incentivi adottati dai vari governi della Comunità. In una comparazione su scala mondiale, il ritmo di espansione dell’economia dell’area è tuttavia rimasto inferiore a quello registrato negli Stati Uniti d’America, in Giappone e nei principali paesi emergenti. Sull’intensità della ripresa dell’area gravano infatti incertezze quali il progressivo venir meno delle politiche economiche espansive e il constatato peggioramento delle condizioni del mercato del lavoro che potrebbe ripercuotersi sul livello dei consumi; in tal senso è vitale osservare come il livello di occupazione dell’area si sia ridotto dell’1,9% (oltre due milioni di disoccupati) nel 2009. Le prospettive di crescita dell’area potrebbero inoltre risentire delle inevitabili tensioni finanziarie correlate alla crisi greca e dalle manovre atte a correggere gli squilibri evidenziati nella bilancia dei pagamenti di alcuni paesi.
Nel 2009 non si sono concretizzati gli annunciati rischi di deflazione. La registrazione del calo dei prezzi al consumo, dal 3,3% del 2008 allo 0,3% del 2009, è sottesa particolarmente alle rilevanti riduzioni delle quotazioni delle materie prime importate. La componente di fondo dell’inflazione si è collocata sull’1,5%, e tale livello dovrebbe evidenziarsi anche nel 2010 e nel 2011.
Il PIL del 2009 dell’area dell’euro è diminuito del 4,1% in termini reali a causa della flessione del primo semestre sopraccitata. Nel secondo semestre, infatti, l’attività produttiva è tornata a crescere, anche se solamente dello 0,4% e in modo difforme tra i settori: mentre il comparto industriale ha recuperato parzialmente la contrazione subita nella recessione, il terziario è in fase di ristagno e il settore delle costruzioni è in continua compressione.
Per quanto concerne gli investimenti diretti e gli investimenti di portafoglio, nel 2009 gli afflussi netti dovuti da essi dovuto hanno registrato un forte aumento, da 145,4 a 222,2 miliardi, grazie ai maggiori investimenti diretti nell’area effettuati da parte dei non residenti (218,6 miliardi netti), in particolare dagli Stati Uniti d’America e dal Regno unito. Gli investimenti diretti all’estero da parte di residenti dell’area dell’euro sono invece rimasti sui livelli del 2008, anche se con direzioni differenti: un notevole aumento verso il Regno unito, e una contrazione verso la Russia e gli altri paesi UE non appartenenti all’area della moneta unica.

Fonte: Banca d’Italia, 31/05/2010. Andamenti macroeconomici, politiche di bilancio e politica monetaria nell’area dell’euro, in Relazione annuale sul 2009. Disponibile su http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni [Data di accesso: 16/11/2011].